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STAGIONE TEATRALE ENNA 2016/2017
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I castelli della città di Enna

Il Castello di Lombardia

Alcuni studiosi ne attribuiscono il nome ai musulmani che pare chiamassero i normanni col nome di lombardi, altri vogliono che esso provenga da una colonia di gente lombarda ospitata nel castello dal gran conte Ruggiero nel 1086, mentre invece potrebbe verosimilmente aver preso nome da quell'Enrico di Lombardia che ebbe in moglie Flandrina figlia di Ruggiero.

Sembra accertato comunque, che furono gli svevi, nel 1233 circa, a dargli sviluppo ed imponenza, ma l'improvvisa morte di re Federico, nel 1250, ed il desiderio di libertà comunali spinsero il popolo di Enna ad assalire il castello, uccidendovi il castellano Guaimario. Nel 1261 si vuole che abbia avuto qui termine la vita del famoso avventuriere Giovanni di Cocleria, catturato da Manfredi (figlio di rè Federico del quale il Cocleria sfruttava una straordinaria somiglianza) ed impiccato in un cortile del castello.

Verso il 1300 vi dimorò rè Federico II d'Aragona mentre, successivamente, il figlio Pietro II alternò spesso la sua residenza tra il castello Ursino di Catania e la rocca ennese.

Nel 1458 vi fu convocato il Parlamento Siciliano.

In seguito (1666) il nuovo sovrano Carlo II, di appena quattro anni di età (sotto la tutela della madre, regina Marianna), ne riconfermò simbolicamente il possesso al castellano del tempo, con solenne cerimonia. Durante le feste per la incoronazione un imponente corteo giunse davanti al castello e il castellano, portando sopra un piatto d'argento le chiavi di esso, si avanzò offrendole al capitano il quale glie ne fece solenne riconsegna nel nome del re.

Per secoli dalle sue storiche porte, vittoriosi o sconfìtti, passarono i dominatori dell'isola sempre aspramente contesa.

Infine i Borboni vi fecero soltanto fugaci visite, amando assai più i grandi ed accoglieenti palazzi che il rude castello turrito, dalle alte e granitiche mura.  Delle sue venti poderose torri soltanto tré rimangono pressoché intatte e tra queste quella detta Pisana poiché si vuole che al tempo dei normanni nel presidio del castello vi fossero pisani dai quali essa avrebbe preso nome.

Distanza dal BeB Kore 5 km.


Il Castello di Sperlinga

Incastrato in un'alta roccia, che sovrasta tutte le altre sulle quali è costruito il paese, vi si accedeva mediante ponte levatoio di cui si vedono ancora le mensole.
Nei superstiti avanzi di questo straordinario castello, già esistente nel periodo normanno e le cui origini sono assai remote, troviamo la eccezionale utilizzazione della viva pietra nella quale erano scavate le stalle, i posti per gli armati e le tremende prigioni, tuttora ben visibili.

Della parte «nobile» di esso, quella edificata, esiste solo qualche pezzo di muro con una finestra bifora, tracce di merlatura e gli archi di due porte. Per una ripida scala scavata nella roccia e i cui gradini consunti dai secoli ne rendono difficilissima l'ascesa, si giunge dove era un tempo la torre della quale rimane soltanto la base con la bella porta ad arco acuto.

Reso famoso dalle vicende dei Vespri siciliani, la cui strage durò un mese (e durante la quale, come si narra, gli insorti per distinguere di notte i francesi dai siciliani, facevano ripetere la parola «ciciri» dalla inconfondibile pronuncia) il castello fu il solo dal quale non si attaccarono i francesi. Da ciò il noto motto:
«SOLA SPERLINGA NEGAVIT QUOD SICULIS PLACUIT»
(«Sola Sperlinga acconsentir non volle a quel che fé tutta Sicilia insieme»).
In seguito a questo atteggiamento di Sperlinga rè Pietro I d'Aragona (1283) avrebbe ordinato la demolizione del castello, cosa che però non avvenne o almeno non completamente.
Esso fu invece «bollato» col famoso motto di cui sopra, passato alla storia ed inciso su due piccole pietre poste sopra la seconda porta d'ingresso, dove figura tuttora.
Piccola iscrizione, densa di tanta drammaticità.

Di quelle giornate si racconta che gli sperlinghesi, chiusi nel castello con i francesi, per far credere alle squadre palermitane assedianti di avere ricche provviste, suonassero le campane delle pecore come se vi fosse ancora un armento e mungessero il latte alle loro donne per farne piccoli caci che gettavano fuori le mura.
Malgrado questi stratagemmi, usati altre volte in quei tempi, sembra che l'assedio sia stato tenuto così a lungo da farvi morire di fame siciliani e francesi.

Distanza dal BeB Kore 55 km.


La torre di Federico

Chiamato per antica tradizione «Torre di Federico» fu per lunghi anni attribuito a Federico II d'Aragona, mentre deve ritenersi edificato da Federico II di Svevia.
Esso è l'unica opera di tale sovrano che, in Sicilia porta il suo nome.
Dalla cima di una bassa collina domina la città e simbolicamente la Sicilia tutta, dal cui centro si eleva. Vi si giunge per un bel viale attraverso il parco che circonda il nudo piazzale, dove sarebbe già stato un precedente castello abbattuto da El Abbas, nell'anno 850 circa.Torre di Federico
L'austera nobiltà di questa grande torre ottagona (benché mancante dell'ultimo piano che ne coronava l'edifizio, oggi è tuttavia alta più di 25 metri) non si ritrova in Sicilia in altre costruzioni coeve.
Un'unica stretta porta ne consente l'accesso e la stanza al piano terra, che prende luce da tre feritoie, rimane, come scrisse l'Agnello, «anche nelle giornate luminose in una penombra che accresce la solennità del luogo».
Al centro di detta stanza una apertura circolare sarebbe stata l'ingresso di un lungo sotterraneo che lo avrebbe collegato con il poderoso castello di Lombardia.
Una bella scala a chiocciola, svolgentesi dentro le grosse mura, conduce ai piani superiori ancora in buono stato di conservazione e con bellissime volte ad ombrello, mentre l'elemento decorativo più interessante di tutto il castello sono le due belle finestre del primo piano che con la loro architettura "catalana" (in pieno contrasto col gotico dell'edificio) se, come sembra accertato, furono create insieme al castello, avrebbero preceduto di ben due secoli circa lo stile del rinascimento.

Cinto, in origine, di alte mura delle quali rimangono alcune guardiole (e che si vuole racchiudessero un vasto complesso di costruzioni annesse), il castello nel medio evo fu considerato come dimora regale il cui soggiorno era specialmente preferito durante l'estate ed un diploma del tempo di rè Martino (1398) lo appella infatti «regia domus».
La lunga storia di questo bellissimo edifizio fridericiano, oggi di proprietà demaniali rimane tuttavia quasi interamente sconosciuta.
Durante la sollevazione del 1354, contro rè Federico III d'Aragona, sappiamo che venne utilizzato quale sicuro rifugio dai partigiani del Chiaramonte.

Distanza dal BeB Kore 4,5 km.

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